"Vi chiedo di andare incontro ai movimenti con molto amore"

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I lavori del secondo Seminario di studio per vescovi sui movimenti ecclesiali e le nuove comunità, che si è svolto a Rocca di Papa dal 15 al 17 maggio 2008, sono stati aperti dal cardinale Tarcisio Bertone. Nell’omelia pronunciata nel corso della celebrazione eucaristica della mattina, il Segretario
di Stato di Sua Santità Benedetto XVI ha ricordato che « la stagione dei movimenti e delle nuove forme associative, fioriti sotto il lungo e fecondo pontificato di Giovanni Paolo II, continua ancora » e che essi « testimoniano la gioia, la fede e la bellezza di essere cristiani ». E soffermandosi sul compito dei Pastori ha affermato che « si avverte ora l’esigenza che i Pastori, attenti ai “ segni dei tempi ” sappiano orientare e condurre i movimenti associativi, armonizzandoli con le esigenze dell’intero Popolo di Dio. E lo potranno fare se si lasceranno guidare docilmente dallo Spirito Santo e saranno testimoni e padri per i fedeli affidati alle loro cure pastorali ». Concludendo con un invito e una linea guida per il Seminario di studio: « Il vostro simposio è orientato a rispondere a questa peculiare esigenza riflettendo in maniera positiva sulla questione, valorizzando e andando incontro con amore paterno a tutti coloro che lo Spirito Santo invita a lavorare nella vigna del Signore ». Agli oltre 150 partecipanti al seminario dal titolo “Vi chiedo di andare incontro ai
movimenti con molto amore ” – provenienti da 50 Paesi, vescovi insieme a fondatori, responsabili di movimenti ecclesiali, teologi e studiosi –, il cardinale Stanisław Ryłko, presidente del Pontificio consiglio per i laici, nella relazione introduttiva ha augurato che il seminario sia « soprattutto un tempo di attento ascolto di ciò che, attraverso questi doni che destano tanta speranza, lo Spirito Santo dice oggi alla Chiesa ». Il cardinale ha proseguito tracciando il percorso fatto nell’ultimo decennio e richiamando la “ grande fiducia ” data dagli ultimi due pontefici ai movimenti ecclesiali e alle nuove comunità, « individuando in essi un’opera meravigliosa dello Spirito Santo e un dono provvidenziale per i nostri tempi ». In questo contesto ha citato i due indimenticabili incontri mondiali dei movimenti e delle nuove comunità convocati l’uno il 30 maggio 1998, da papa Wojtyła, e l’altro il 3 giugno 2006, da papa Ratzinger – entrambi preceduti da congressi mondiali di movimenti e nuove comunità organizzati dal Pontificio consiglio per i laici. Il cardinale ha esortato i pastori a « non guardare a movimenti e nuove comunità come a un “ problema” in più di cui occuparsi, ma piuttosto come a un “ dono provvidenziale ” che la Chiesa deve ricevere con gratitudine e senso di responsabilità, per non sprecare la risorsa che essi rappresentano. Un dono che comporta compiti precisi sia per i fedeli laici sia per gli stessi vescovi ». Il cardinale Ryłko ha poi richiamato i cinque criteri di ecclesialità formulati da Giovanni Paolo II nella Christifideles laici per agevolare l’opera di discernimento di questi carismi e i due principi fondamentali del rapporto Chiesa e movimenti ribaditi da Benedetto XVI durante un incontro con i sacerdoti della diocesi di Roma: “ non spegnere i carismi ” e “ la Chiesa è una ”. In conclusione ha ricordato che ai vescovi papa Benedetto XVI chiede senza mezzi termini di « andare incontro ai movimenti con molto amore » perché « non basta accogliere un movimento, occorre seguirlo con la dovuta sollecitudine pastorale. […] Seguire i movimenti vuol dire incoraggiare e valorizzare la loro opera e, quando necessario, correggere e ammonire, perché diventino veramente elementi edificanti per la Chiesa di oggi e di domani ». La collocazione teologica e le prospettive pastorali e missionarie dei movimenti nella missione della Chiesa, è il tema trattato da monsignor Piero Coda, presidente dell’Associazione teologica italiana. Per definire la collocazione teologica dei movimenti egli ha fatto riferimento all’illuminante intervento dell’allora cardinale Ratzinger al congresso dei movimenti ecclesiali del 1998 nel corso del quale aveva evidenziato che « il modello ecclesiale locale è la struttura portante e permanente della Chiesa » e, d’altra parte, che « i movimenti creano un “ nuovo centro di vita ”, che non scalza le strutture della Chiesa locale, ma neppure coincide sic et simpliciter con essa, poiché vi opera come forza vivificante costituendo una riserva da cui essa può attingere ». Sviluppando le prospettive missionarie dei movimenti, monsignor Coda ha affermato che « i movimenti e le nuove comunità si mostrano in grado di offrire al sempre attuale imperativo dell’annuncio del Vangelo un triplice contributo: in primo luogo, la convinzione profonda e lo slancio spirituale che scaturiscono dalla comunione vitale con Gesù quale evento decisivo e trasformatore della propria esistenza; in secondo luogo, il riferimento a un luogo vissuto in cui risplende - nella fragilità dell’umano - la luce inconfondibile di Gesù e la possibilità praticabile di percorrere un cammino di fede; in terzo luogo, l’invenzione di nuove forme e strategie di testimonianza, di dialogo, di annuncio, d’incarnazione del Vangelo e di servizio ai più poveri all’altezza dei segni dei tempi ». La riflessione sull’inserimento dei movimenti nelle chiese locali è stato il tema svolto da don Arturo Cattaneo, professore ordinario presso l’Istituto di diritto canonico di Venezia. Il professore ha sottolineato come « l’impegno del vescovo per favorire l’inserimento dei movimenti nella sua Chiesalocale può essere messo a fuoco distin-guendo tre aspetti: l’unità della Chiesa locale(integrazione delle legittime diversità), lacattolicità della Chiesa locale (apertura alla Chiesa universale), l’apostolicità della Chiesa locale (complementarità fra istituzione e carisma) ».
Tre testimonianze di vescovi hanno evidenziato la necessità da parte dei Pastori nei confronti dei movimenti ecclesiali e delle nuove comunità di discernerne correttamente la genuinità e l’uso ordinato in seno alle comunità cristiane (monsignor Alberto Taveira Corrêa di Palmas, Brasile); di accoglierli con fiducia e gratitudine nel tessuto delle Chiese affidate alla loro cura pastorale (monsignor Dominique Rey di Tolosa, Francia); di accompagnarli nella loro missione con vero senso di paternità spirituale (monsignor Javier Augusto Del Río Alba di Arequipa, Perù).
« Incoraggiare e appoggiare i nuovi movimenti come cellule di fraternità cristiana ed elementi di fermentazione, aperti e indirizzati all’opera dell’evangelizzazione, è uno dei “ grandi progetti ” del cardinale Ratzinger e di Papa Benedetto XVI», così si è espresso monsignor Josef Clemens, segretario del Pontificio consiglio per i laici, nel corso della relazione centrale della seconda giornata che doveva analizzare il rapporto tra movimenti ecclesiali e ministero petrino. Partendo da una frase dell’omelia del Santo Padre Benedetto XVI nella veglia di Pentecoste del 3 giugno 2006 (« vi chiedo di essere ancor di più, molto di più, collaboratori del ministero apostolico universale del Papa »), monsignor Clemens ha proseguito mettendo in luce i movimenti come doni dello Spirito Santo, il loro rapporto con l’evangelizzazione e il ruolo di collaboratori del Papa. Ha poi sottolineato i fondamenti del rapporto fra ministero petrino e movimenti, parlando di successione apostolica, di movimenti apostolici nella storia dal monachesimo in poi e il loro rapporto col Papato. Nel rispondere alla domanda su come si collegano le forze della Chiesa locale e dei movimenti nell’impegno missionario ha detto che « l’agire dello Spirito Santo è di nuovo il punto di riferimento per ambedue le parti ». E in conclusione si è soffermato sulla considerazione dei movimenti come minoranze attive e creative, riportando ancora le parole del cardinale Ratzinger: « questi gruppi possono incoraggiare tutti noi a essere fermento della vita del Vangelo nel mondo ».
La giornata, che era stata aperta dalla celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale William Joseph Levada, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, è proseguita con quattro comunicazioni. Sui movimenti come “ scuole di formazione cristiana ” ha parlato Luis Fernando Figari, fondatore del Movimento di Vita Cristiana. Nel suo intervento ha parlato dell’incontro personale con Gesù, della presa di coscienza del proprio Battesimo e della vita comunitaria come spazio privilegiato per la formazione. Dominique Vermersch, moderatore della Comunità dell’Emmanuele, ha invece presentato i movimenti ecclesiali e le nuove comunità come “ compagnie missionarie ”. Vermersch ha ricordato anche come il primo luogo dell’apostolato dei laici è proprio il mondo e che «movimenti e nuove comunità sono ben coscienti che i laici si trovano sulla linea più avanzata della vita della Chiesa. La loro breve storia e la loro vita sono intessuti di questo incontro tra la Chiesa e il mondo ». Monsignor Massimo Camisasca, fondatore della Fraternità Missionaria di San Carlo Borromeo, è intervenuto sui movimenti come “ fucine di nuove vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata ”. Nella prima parte si è soffermato sulle strade
scelte dallo Spirito Santo, sottolineando che la vocazione nasce dal fascino per una totalità di vita, « risposta ad un Tu che chiama » come « scoperta positiva della propria vita ». Nella seconda parte si è soffermato sui sacerdoti nei movimenti e delle forme canoniche nelle quali si esprimono. I
movimenti come “ ambienti di formazione permanente dei presbiteri ” è invece il tema affrontato da monsignor Claudiano Strazzari, rettore del seminario Redemptoris Mater di Roma. Nel suo intervento ha ricordato come, secondo l’esortazione apostolica post-sinodale Pastores dabo vobis
di Giovanni Paolo II, sia « di particolare importanza avvertire e rispettare l’intrinsecolegame che esiste tra la formazione precedente l’ordinazione e quella successiva ». Nel pomeriggio, dopo la relazione di monsignor Clemens, i partecipanti si sono suddivisi in gruppi di lavoro per aree linguistiche per riflettere e confrontarsi sul tema dei movimenti come risposta provvidenziale alle sfide che la cultura contemporanea pone alla missione della Chiesa nei diversi contesti geografici.
Dopo cena si è svolto un colloquio con alcuni fondatori e responsabili di movimenti ecclesiali e nuove comunità: Kiko Argüello, iniziatore del Cammino Neocatecumenale; Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII; Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio. I lavori della terza e ultima giornata sono stati introdotti e accompagnati dall’udienza concessa dal Santo Padre. Benedetto XVI rivolgendosi ai 150 partecipanti al seminario ha tra l’altro affermato che « i movimenti ecclesiali e le nuove comunità sono una delle novità più importanti suscitate dallo Spirito Santo nella Chiesa per l’attuazione del Concilio Vaticano II”. […] Come non rendersi conto, al contempo, che una tale novità attende ancora di essere adeguatamente compresa alla luce del disegno di Dio e della missione della Chiesa negli scenari del nostro tempo? ».
Le parole illuminanti pronunciate dal Papa hanno ulteriormente arricchito di senso l’espressione “Vi chiedo di andare incontro ai movimenti con molto amore ” scelta a tema dell’incontro e hanno fatto da sfondo alla tavola rotonda sulle “ reciproche attese ”, moderata dal cardinale Ryłko, che
ha concluso il Seminario di studio. Il primo a prendere la parola è stato il cardinale vicario di Roma, Camillo Ruini, nell’interrogarsi sulle reciproche attese, ha sottolineato da una parte ciò che i pastori attendono dai movimenti: l’impegno sulle frontiere dell’evangelizzazione, retta fede e concreta comunione ecclesiale, l’essere attenti e duttili rispetto ai segni dei tempi. Dall’altra ciò che i vescovi devono evitare: l’esclusivismo della Chiesa locale e gli eccessi di programmazione pastorale.
Da parte dei vescovi, il cardinale Ruini ha sottolineato inoltre la necessità di coinvolgere i movimenti, nel rispetto della loro specificità e libertà. A seguire monsignor André-Mutien Léonard, arcivescovo di Namur in Belgio, nel delineare i rapporti fra vescovi e movimenti, ha ricordato come la sensibilità personale del vescovo non possa essere la misura definitiva del discernimento, e come i nuovi carismi - così come in precedenza quelli antichi - servano la chiesa locale già con la loro stessa esistenza. Don Julián Carrón, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, ha evidenziato come pastori e movimenti si trovino di fronte alla stessa sfida, quella della scristianizzazione, o detto in altri termini, dell’aver relegato la fede ai margini dell’esistenza, fino a considerarla “ inutile ” per la vita stessa dell’uomo. E dunque la sfida per tutti è quella di dare non risposte “ corrette ”, ma risposte “ efficaci ”. Una di queste risposte è il continuo fiorire di nuove realtà ecclesiali, in particolare in America Latina, come è emerso dalla testimonianza di Moysés Louro de Azevedo Filho, fondatore della Comunità Cattolica Shalom, nata in Brasile.
“Amore ” dunque, “molto amore ” è la parola chiave del convegno, « potrei quasi dire di non avere altro da aggiungere », aveva affermato Benedetto XVI sempre nel corso dell’udienza. Ed è quanto viene richiesto ai pastori. La carità ne è il segno distintivo: « essa rende autorevole ed efficace l’esercizio del ministero che ci è stato affidato ». Ha concluso il cardinale Ryłko: « Dio è passato in questi giorni in mezzo a noi e il lavoro vero comincia adesso. Torniamo nelle nostre diocesi a testimoniare quanto abbiamo vissuto, forti di quanto abbiamo ricevuto dallo Spirito Santo, e confermati dalla parola e dall’insegnamento del Successore di Pietro ».

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